“Grande lecture di Diego Della Valle agli studenti dell’Università Bocconi. Applausi a scena aperta. C’era molto da imparare”. (“Il Foglio”, rubrica “Alta società”, martedì 17 novembre 2015)
ATTUALIZZANDO… IL FOGLIO, IL FATTO, “ALTA SOCIETA’”…
“Carlo Rossella ha ragione e spiegherò perché. Prima, però, vorrei rispondere a qualche amico che mi chiede perché in questa umile rubrica il bravo giornalista sia assai spesso nel mirino. Semplice! Io adoro “Il Foglio”, penso che sia imperdibile, se un lettore vuole capire qualcosa di politica e di economia, del potere di ieri e di oggi, della cultura di ieri e di oggi, eccetera eccetera. Così come è imperdibile “Il Fatto” perché, piaccia o non piaccia, pubblica quasi ogni giorno notizie che tutti, sottolineo tutti, gli altri non pubblicano, o minimizzano. Questi due piccoli/grandi giornali, che al mattino leggo per primi, sono su posizioni antagonistiche, si odiano: sono consapevole, scrivendo questo apprezzamento congiunto, di alienarmi simpatia di amici come Giuliano Ferrara, Claudio Cerasa, Marco Travaglio – e tanti altri. So che Vittorio Feltri ha ragione: se vai a vedere un derby e non parteggi per una delle due squadre, oggi prendi cazzotti dai tifosi di tutte e due. Ok! Ma posso cambiare opinione mentre mi avvio – spero – verso l’ottantina? E ora vi dico perché insisto su Rossella. Quella sua rubrica, mi scusino e non mi diano cazzotti gli amici de “Il Foglio”, assomiglia più a un pernacchio che a un fiore all’occhiello – ma probabilmente non sono io, e non sono solo, all’altezza di capire l’efferato snobismo di chi ospita quelle continue ruffianate. Di più: conosco bene Rossellino nostro, diciamo che è un “amico”, doverosamente tra virgolette – e so che la sua qualità di giornalista è notevole, a volte profonda, acuta: le sciocchezze che scrive complimentosamente verso amici e potenti non gli fanno onore.
ROSSELLA HA RAGIONE, LA VITA CONTINUI!
Infine, spiego perché Rossella 2000 ha ragione. Come scriverò qui sotto, il dibattito di questi giorni è: dobbiamo continuare a vivere come sempre, senza paura, o dobbiamo cambiare abitudini e approccio alla nostra vita quotidiana? Ergo: la rubrica di Carletto dovrebbe essere soppressa solo perché contiene, di solito, stupidaggini (per fortuna limitate a cinque righe). Ma certo non deve cambiare stile o contenuti, all’improvviso, perché siamo in presenza di sanguinosi attacchi. Non sono moralista: se adoro “Il Foglio”, non potrebbe essere, mai potrei essere ottuso. Perciò via libera a chi scrive “Alta società”, che le sciocchezze continuino, la vita continui come sempre è stata: anche in questo caso. Per ultimo vi confido l’unica cosa che non perdono a Carlito el drito: non paga le scommesse, l’ho scritto cento volte, da anni aspetto che mi paghi un pranzo (testimone, perdente anche lui, Marco Benedetto) perché aveva cannato la previsione di un risultato elettorale. Fa orecchie da mercante…
DOPO PARIGI / ANNULLATO IL BALLO DELLE DEBUTTANTI
Perché pubblico questa notizia, qui? Perché, come altre, è al centro di un argomento in discussione: bisogna mandare avanti la nostra vita secondo abitudini consolidate, oppure è meglio sospenderle, che sia in segno di lutto, di rispetto, di solidarietà o – diciamolo – per prudenza e paura? Mi sembra che le due opzioni siano ugualmente ragionevoli, non è facile stabilire quale sia preferibile o, addirittura, la più giusta. Perché è giusto non cedere alla paura e non si può vivere in lutto. Ma è anche giusto – se siamo in guerra, una guerra insidiosa perché combattuta contro imprevedibili atti terroristici – prendere precauzioni di emergenza. Non vi negherò tuttavia la mia opinione. Sarebbe facile decidere secondo un compromesso: stop alle manifestazioni superficiali, rinunciabili, esposte alle aggressioni. Dovendo scegliere, dico di no, spinto dal mio biglietto da visita: sono un liberale assoluto, quindi non vorrei sottostare a restrizioni determinate da altri, arbitrariamente. Per questi due motivi. 1. Chi può stabilire che cosa sia superficiale e futile, e cosa no? 2. Essendo il terrorismo in grado di colpire dovunque, come si può stabilire oggettivamente quali e dove siano le manifestazioni da bloccare e i luoghi da proteggere prioritariamente? Quindi, il mio discutibilissimo parere è di continuare a vivere senza paura e senza restrizioni: privatamente ciascuno si regolerà come vorrà. Perciò non discuto, anche se non la condivido, la decisione degli organizzatori del ballo. E confido che la situazione, per quanto riguarda la nostra sicurezza e l’incolumità, non si aggravi.
ANNULLARE IL GIUBILEO? INTANTO STASERA GODIAMOCI ITALIA-ROMANIA
Ho detto che non condivido, ma capisco le ragioni di coloro che auspicano che la rinuncia fa parte di un popolo in guerra. Addirittura, dicono, bisognerebbe rinviare il Giubileo. Non sono d’accordo, mi chiedo anche: ma noi, italiani, siamo in guerra o no, non l’ho ben capito, oppure – che tristezza – diciamo una parola di qua e un’altra di là, siamo come sempre di bosco e di riviera? Vorrei anche dire che detesto l’enfasi, vorrei continuare a vivere come sempre, ma senza enfasi, chiacchiere, frasi fatte, le parolone che si sentono in tivù, si leggono su tanti giornali. Calma, ragazzi. Preferirei che si facesse qualcosa, non che si parlasse tanto, a vanvera. Intanto, godiamoci la Nazionale stasera, senza paura: è una manifestazione a rischio, ma sarebbe un errore rinviare (importante, superfluo dirlo, che le misure di sicurezza siano perfette). Anche in questo caso, l’enfasi mi fa venire l’orticaria. In prima pagina, a tutta pagina, sul “Corriere dello Sport”, il nostro cittì Antonio Conte grida: “Battiamo la paura”. E il giornale sottotitola: “E’ anche una risposta alla barbarie terroristica. Non facciamoci intimidire”. Minchia! Penso umilmente che chi vuole vivere e agire senza paura, non ha bisogno di strillarlo, sembra che voglia darsi coraggio (condizione spiritual agonistica nello sport: “vinceremo!”). Di più, se avete pazienza leggetemi ancora qui sotto…
TERRORISMO / 1. SEMPRE MEGLIO SEPARARE I FATTI DALLE OPINIONI
Meglio soffermarsi su opinioni e approfondimenti, oltre alle poche notizie vere e non smentite. Ad esempio, “Il Foglio”, sotto un bel titolone a tutta pagine (“La guerra senza stivali non è guerra”) propone varie riflessioni interessanti: “Aux armes. La guerra di Hollande e la retorica di Obama”, che ripete il solito ritornello mentre vira verso Putin. “Belgio nero” sul quartiere del jihad a Bruxelles. “Cosa vuol dire uccidere in nome di Dio”, di Giuliano Ferrara. “Il silenzio dell’islam”, parla l’imam di Nimas. “Colpevoli di felicità”, di Annalena, sull’elenco (incompleto) di ragioni per cui ci condannano a morte, per esempio amare la vita. “Doppiezze italiane” con un excursus su Craxi e Arafat, D’Alema e Hamas, Berlusconi e Gheddafi… Renzi rottamerà le politiche ambigue? Un gran bel leggere!
TERRORISMO / 2. LI STIAMO ARMANDO NOI?
Per capire, vi segnalo anche il titolo principale di “Il Fatto”: “Li stiamo armando noi”. Il rapporto USA dice che il Kuwait è il centro di finanziamento, “e noi gli vendiamo i caccia, dall’Italia milioni di dollari al Califfo”. Da leggere il fondo “come sempre” di Travaglio. E un bellissimo intervento di Barbara Spinelli “Isis e migranti, effetti collaterali del cinismo dell’occidente”. Su “Il Corriere”,interessante Antonio Polito: “Quelle idee appassite” con la citazione di Rossana Rossanda che ha confessato: “questa volta una linea non ce l’ho”. Su “La Repubblica”, infine, un’ambiziosa analisi di Lucio Caracciolo: “Scacco al terrore in quattro mosse”. Quanto al chiacchiericcio estenuante in televisione, basta citare il titolo di Aldo Grasso Nella sua rubrica: “I talk? Luoghi di improvvisazione emotiva, serve un salto culturale”. Giusto. Ma esiste ancora la cultura, in televisione?
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17.11.2015